UNIONE DEI COMUNI PER I SERVIZI SOCIALI NESSUN RIPENSAMENTO, SONO CAMBIATE LE CONDIZIONI

 

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La decisione del Comune di Roseto degli Abruzzi di uscire dall’Unione per i Servizi sociali (per la gestione dei servizi assistenziali a fasce di utenti particolarmente deboli come disabili, anziani e minori), definita nell’Ambito comprendente anche Bellante, Giulianova, Morro d’oro, Mosciano Sant’Angelo, Notaresco, sta suscitando preoccupazione e polemiche.

 

L’amministrazione, allora, intende chiarire, una volta per tutte, che la scelta di utilizzare la convenzione invece dell’unione, non nasce da un improvviso ripensamento ma è il frutto di nuove condizioni del tutto impreviste e imprevedibili all’epoca in cui il consiglio comunale deliberò l’adesione all’unione.

La precedente decisione, in particolare, era scaturita da un ben preciso presupposto che poi è venuto sorprendentemente a mancare: Regione Abruzzo, infatti, prevedeva il commissariamento dei Comuni compresi nell’Ambito che non si fossero adeguati alle decisioni della maggioranza dei partecipanti, tant’è che ha minacciato il commissariamento di Roseto per un semplice ritardo lieve.

Successivamente tale “minaccia” si è rivelata infondata perché il difensore civico regionale prima e l’avvocatura regionale poi, hanno chiarito che, nel caso specifico, è impossibile commissariare i Comuni “dissenzienti” rispetto alle decisioni della maggioranza.

A quel punto il sindaco ha chiesto ai colleghi di rivedere la forma già prescelta (unione) a favore di una più snella e veloce come la convenzione, stante anche l’urgenza di provvedere all’organizzazione di servizi essenziali per i cittadini; ciò anche in risposta alle sollecitazioni dell’assessorato regionale a trovare forme nuove di “leale collaborazione”.

I quattro Comuni (nel frattempo Notaresco aveva deciso di non aderire all’unione) hanno rifiutato con troppa nettezza e fretta, a nostro avviso, qualsiasi apertura. Il Comune di Roseto, allora, ha deciso di “riappropriarsi” della propria autonomia, ufficializzando la volontà di optare per la convenzione che aveva peraltro già proposto agli altri fin dall’inizio del percorso costitutivo.

 

Il paventato intervento da parte del legislatore regionale, sollecitato da alcuni, che imporrebbe il commissariamento, a questo punto sarebbe una evidente forzatura in contrasto con la chiarissima presa di posizione dell’avvocatura regionale, autorevole articolazione dello stesso ente.

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