ANDREINA MORETTI E IL SUO LIBRO “NEL CIELO DI ERODE”

“Siamo tutti sotto lo stesso cielo, ma la differenza sta in ciò che abbiamo nel nostro cuore”. Andreina è una donna forte, schietta. Fin da piccola appuntava su carta tutte le sue inquietudini, i suoi problemi. Poi qualcosa è cambiato nella sua vita. Si è sposata, ha avuto sei figli, un altro duro lavoro, quello di madre. Ha lasciato la scrittura per poi riprenderla tre anni fa. “Nel cielo di Erode” è un lavoro complesso, una raccolta di poesie, racconti e favole. L’atmosfera all’interno della Libreria La Cura era particolare. C’erano tanti amici, ma soprattutto la sua famiglia e i suoi sei figli.
“La mia vita non è stata facile – dice Andreina – quindi scrivevo molto. Quando ho un dolore subito devo fissarlo su un foglio di carta. Questo libro è stato scritto con il cuore. Sono racconti e poesie che hanno vinto più di un premio. Ogni verso, ogni problema, ogni emozione che ho affrontato è nato da un grande amore”.
Lorena Marcelli, una scrittrice, ieri è stata brava a coinvolgere con le sue domande Andreina e a farle tirare fuori tutte le sue emozioni. Un’ora intensa, senza soste. Micaela Laudadio ha letto ad alta voce alcuni racconti tratti dal libro. Nei suoi occhi traspariva una certa emozione e, con la sua voce, ha coinvolto il numeroso pubblico presente.
Il titolo, “Nel cielo di Erode”. Andreina, da dove esce fuori?
“Io credo che ogni giorno ognuno scelga sotto quale cielo stare. Scegli se uccidere questo Cristo che è in noi come Erode, e diventare noi stessi il Dio della nostra vita, o accettare una volontà superiore che abbiamo sulla nostra esistenza. La differenza di ogni cielo è costituita dai nostri sentimenti e, nel libro, ci sono quattro cieli diversi. C’è il cielo buio, quello della morte, la tristezza, l’abbandono; il cielo stellato, quello dell’amore, dell’amicizia, degli affetti; il cielo delle comete, cioè la fede, l’appartenenza, e infine il cielo dei bambini, d’incanto, perché in ognuno di noi c’è un bambino e perché i bambini hanno occhi innocenti”.
E il cielo di Erode qual è?
“Il Cielo di Erode è quando ci allontaniamo da Dio, ogni volta che non accettiamo la nostra vita”.
Nei suoi lavori lei racconta se stessa. “C’è una poesia, ‘l’attesa senza tempo’, dove io mi ritrovo in ogni verso. La mia vita è stata un’attesa continua. Da piccola speravo che succedesse qualcosa, da adulta altre cose. Io chiamo la vita matrigna perché non mi sono sentita figlia di questa vita, ma andando avanti con l’età ho visto che non sono mai stata sola e ho scoperto l’amore della famiglia e dei figli, l’amore che Dio ha avuto per me, perché io pensavo di sposarmi e di non avere figli”.
Contenuti profondi, con un stile sempre ironico. La vita dura può portare a due strade: da una parte la chiusura, l’impoverimento dell’essere, dall’altra un’apertura totale, dare agli altri tutto ciò che uno ha vissuto. Nella sua scrittura si espone con le parole o si nasconde dietro le parole?
“Mi piace nascondermi, le parole sono come le coperte, soprattutto nelle poesie. Io sono lì dietro. Io non avrei mai pensato di pubblicare un libro. Questa sera, per me, tutti voi siete qui a guardare dalla finestra dentro casa mia, vi sto facendo entrare nel mio cuore, nella mia intimità. Non ho scritto nulla che non ho vissuto in prima persona”. Un libro da leggere!

Luca Venanzi

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